Nato a Zenevredo, nell'Oltrepò pavese, il 27 marzo 1849, da famiglia nobile, Carlo Alberto Pisani Dossi, alias Carlo Dossi, ricevette un'ottima educazione e compose una commedia per ragazzi a soli 15 anni, accostandosi ben presto all'ambiente della Scapigliatura.
Si buttò precocemente anche nel giornalismo, scrivendo per diverse pubblicazioni, tra cui L'album scientifico letterario, (che nel 1867 mutò il nome in Palestra letteraria, artistica e scientifica), diretta da Luigi Perelli, per la quale collaborarono, tra gli altri, il Carducci, il Mamiani, l'Arrighi, il Rovani ed il Guerrazzi.
Nel 1866 pubblicò la novella Educazione pretina e, nel '68, la prima redazione dell'Altrieri un romanzo autobiografico che utilizzava un modulo espressivo personalissimo, basato su di un linguaggio estremamente eterogeneo, capace di accostare, con il risultato di una commossa e spontanea rievocazione del passato, forme letterarie ad elementi dialettali e familiari.
Collaborò inoltre per le testate Cronaca bizantina, il Capitan Fracassa, il Guerrin Meschino, La Riforma e La Riforma illustrata. Ma tanto il suo talento fu precoce, quanto la sua carriera di scrittore fu breve: proprio La Riforma, infatti, prestava molta attenzione all'azione politica dello statista Francesco Crispi, grazie al quale il Dossi poté intraprendere definitivamente la carriera diplomatica. Nel 1892 si recò in missione diplomatica in Colombia, dove, a Bogotà, si sposò con Carlotta Borsani, e nel 1895 fu ad Atene, dove si innamorò dell'archeologia.
Questa passione lo portò a scrivere il volume di curiosità romane Le ghiaie di Roma e poi ad intraprendere uno studio molto accurato sui marchi delle ceramiche aretine. In seguito alla morte di Crispi, nel 1901 abbandonò la carriera diplomatica e si ritirò a vivere tra Corbetta e la villa del Dosso (sul lago di Como) con la moglie ed i 3 figli.
Qui morì nel 1910.
NOTE AZZURRE
Dietro scena dei miei libri
Selva - di pensieri miei e d’altrui
In seme - in fiore - in frutto
Lazzaretto dove il D. tiene in quarantena
I propri e i pensieri altrui
Cervello di carta, aperto in sussidio
Dell’altro già zeppo
Granai di riserva per le probabili carestie
I. Vi ha risposte che sono insieme una domanda - ottime a protrarre un discorso. E io invece, nelle mie risposte,
pongo sempre punti; mai virgole né punti e virgola -.
3. strigosus (Gellius) = magro, il nostro milanese “striaa” da strix, strige (strega) vampiro succhiasangue.
5. Per la Satira a Roma. V. Gellio - notti attiche (L. IV cap. V.) - (Lib. XV. IV).
6. Antichi dii Romani - v. Gellio (C. v. - C. XII).
7. Aurum in Gallia effutisti (Svetonio) - scialaquasti, il nostro mil. te mandaa a fass fôtt. -
8. stroppus - (in Gellio) benda del sacerdote - il milanese stroppai.
9. In Gellio si trova degnissimo di memoria - nel Libro II il cap. XXIX - nel IV il cap. XVIII - nel V il c. X -
nel X i capit. I. VI. - nel XII. il c. VI. - nel XIII, il c. IV. V. - nel XV, il XIX, nel XVI il c. XI - nel XVIII, il c. IV - nel
XVII, il c. XII.
12. affatim nel senso antiquato è il nostro affatto.
14. Degno di nota come la più parte dei filosofi, essendo in fondo del medesimo parere sul bene e sul male,
non s'accordassero mai per l'incertezza del significato delle parole da essi usato.
16. È un lavoro che dimostra molta memoria - si può dire di lavoro ch'è rifrittura di altri.
17. O gente che scrivete per non esser capita, non sarebbe assai meglio taceste!
18. Vive moribus praeteritis: loquere verbis praesentibus - Questa è per me.
19. blaterare (lat.) - vedi id. in it. - Erchomai = kommen. - Theios = zio - Pinna = Zinne, pinacolo.
21. Se oggidì si scrivesse secondo la stretta etimologia oppure si leggesse, nessuno capirebbe più nulla; tanto le
parole si dipartirono dal loro primo razionale significato.
22. solarium = solajo, la parte più alta della casa, perchè anticamente - in cima alla casa, si costruivano terrazze
per i bagni di sole.
24. Utilissime nelle lingue sono le parole che esprimono idee generali; che non sviano quindi nelle descrizioni
la fantasia del lettore - com'è p. es. di obices, cose che si oppongono.
27. I cavalieri del Casino dei nobili di Milano invitavano una volta all'anno ad una festa da ballo i loro agenti,
ingegneri ecc. colle relative donne - ma si guardavano bene dal ballar loro insieme. - Le loro dame poi (le quali
venivano a sedersi tutt'intorno adocchiando coll'occhialetto i ballerini) dicevano “di andare a veder ballare gli òmini”.
29. to usher = introdurre, annunciare - uscio, usciere - to tack = attaccare, taccaa.
30. A Pavia manca il brougham N. 13 - negli stabilimenti idroterapici e alcuna volta negli alberghi manca la
stanza n. 13 - Come se togliendo il ricordo di lei, si togliesse la morte!
32. inonesta moneta = carta moneta - E noi la pretendiamo a civiltà col corso forzoso!
34. Se l'acqua si vendesse a bottiglie come parrebbe buona! (Gorini).
36. La iniquità di imporre il nome di “Zanata, Colombo, Esposito” ai trovatelli.
37. mischmasch - mizmaze (ingl.) - mis masc, milanese.
38. chaplet (ingl.) = guirlande - sul sacro fonte - del mio battesmo piglierò il cappello (Dante) - laurea poetica.
39. stang (ingl.) = pertica - stang = debole, stanco.
40. Dei plagi innocenti. Si dimanda, se dato uno stesso soggetto da trattare a due uomini di pari ingegno - lo
debbano, per trattarlo superlativamente, trattare nella stessa maniera.
41. Una corte alta e stretta. In un abbaino abita un affamato - a terreno, una trattoria. Tutto il giorno c'è il
piccolo che grida: Tagliarini al burro, bove alla Fiorentina, stufato alla Russa, ecc.
42. Ho letto, non so dove, che per comprendere bene Vico italiano bisogna leggerlo nel francese di Michelet.
44. La compagnia dramatica a Merate. Poveri diavoli! hanno i piedi fuori delle scarpe, e le budella che latrano;
eppure recitano sempre comedie in cui si parla di milioni di scudi, di castelli, di latifondi, di banchetti, di gemme...
d'indigestioni! -
45. ...fight for a plot - Whereon is no tomb enough and continent - to hide the slain (Shakespeare, Hamlet,
1028) - Si contendean la povertà di un poggio - Non bastevole pure a seppellirli (Aleardi, un'ora della mia giovinezza).
46. Di tempo in tempo si parla di chi ha rimesso filosofia sulle vere sue basi, liberandola dal gergo scolastico
ecc.
47. Cani e gatti ecc. Il cane del S.r Brambilla dato in impresto a un cattivo cacciatore. Questi fallisce un tiro. Il
cane gli volta la coda e se ne torna a casa - Il Kin, pincino di Zelbi, che guardava il quadrante dell'orologio circa l'ora in
cui Perelli, amico di Zelbi - usava venire. - Dei cani morti di crepacuore per le carezze fatte dal padrone ad altro cane, o
a bimbi - A una gatta erano stati gettati nel cesso i micini: le si pose sotto un cagnolo cui era morta la madre, ed essa lo
allattò. - Il cane del ricco e il cane del povero, questi (un barbone) con una sportola in bocca, dimanda timidamente la
carità; quello (un levriere) fiero, colla testa alta, e la coperta blasonata - Ira dei cani dei ricchi contro la gente malvestita
- Il gatto di nonno Quinterio, che, dalla finestra, stava guardando in istrada se il padrone veniva. Il nonno usava
comperargli tutti i giorni un biscottino. Un dì il povero gatto cadde dal tetto; lo si bendò e lo si pose nella sua cuccia che
stava in solajo. Ed egli dopo qualch'ora scese tutto bendato e andò a leccare la mano al padrone in segno di
riconoscenza. - Come non sia vero che il gatto ami la sola casa. Certo che il carattere del gatto è più indipendente, è più
nobile di quello del cane: egli ama rimanere in un luogo, perchè vi ha già fatto le sue relazioni coi gatti circonvicini ecc.
- Del topo che mangiava la penna d'oca di Gorini, mentre questi, studente a Pavia, scriveva nel silenzio della sua
cameruccia. - Gorini scrisse un opuscolo ancora inedito (1875) sui cani, gatti, passeri ecc.
48. Il conte Carena avea usato di alcuni preparati di Mercurio. A un tratto s'imaginò di essersene immagazinato
nel corpo una gran quantità. Tripilla sempre. Cerca ogni modo per farsi estrarre il mercurio ch'egli crede di contenere -
vuol bagni di elettricità - piglia joduro. E da dodici anni è perseguitato da una simile imaginazione.
49. ‹ (dupl.) › Molte parole a forza di non esprimere nulla - come ineffabile, indicibile ecc. - finirono a voler
dire qualche cosa. Viceversa, altre, che significavano molto - per il troppo uso perdettero ogni valore. E così fu di molti
vizi e di molte virtù.
55. Di due che combinavano fra loro i giochi di parole, poi andavano a produrli nei caffè ecc.
59. La servitù nasce e vive dalla comune viltà. Tutte le declamazioni contro gli abusi della tirannide sono meno
efficaci che il dire ai servi: contatevi.
60. La più bell'opera dell'Arrighi fu il Dossi.
61. Tale applicò 4 usci alle quattro pareti dell'unica sua camera, perchè altri credesse ch'egli abitava un
appartamento.
62. Il miglior incenso a Dio è il fumo delle officine.
63. La terra produce i suoi frutti a date epoche, e così l'animo.
64. Un principe Belgiojoso, cieco, non volea confessare questo suo difetto, anzi cercava d'illuder sè stesso di
non averlo. E però aveva dato ordine a un suo servo, quando qualche signora gli veniva a far visita, di correrle incontro,
e poi di correre tosto da lui a descrivergli l'abito, l'acconciatura ecc. di detta signora. Alla quale entrando, egli p. es.
dicea ...Oh marchesa, che bella toilette... quel rosso vi stà a meraviglia ecc.
65. Montaigne fu il precursore di Voltaire.
66. Gérome riuscì a trattare “la crocefissione” tema stanchissimo, ancora originalmente, con una trovata
artistica, cioè non trattandolo. E difatti delle croci non si vedono nel quadro suo che le tre ombre portate. Tuttavia
colpisce. Ben si dice di quelli che per pretenderla a originalità nella musica tralasciano la cabaletta, “è sempre più facile
a non farne che a farne” - Ma quì non mi pare il caso di ripetere questo giudizio - perchè se Gérome se la cavò non
facendo, nondimeno giunge a suscitare negli spettatori la sensazione terribile del fatto meglio ancora che se lo avesse
dipinto davvero, con un sublime sottinteso. Resta però sempre - a parte il valore della idea - un infelice quadro dal lato
pittura.
67. “Dio! che levada de sol che sa de moccusc!” - si può dire di certe descrizioni dell'alba che sentono troppa la
fatica, oppure di certe in cui il sole è descritto come se fosse una lampada.
68. Il pensiero è fisico - e però è migliorabile colla selezione. Il bimbo dell'oggi si può dire che nasce con idee
già meditate dai padri suoi. Il bimbo ha già la vita di tutti i passati. Per vivere molto, bisogna vivere la vita altrui.
69. I soldati dell'oggi saranno gl'impiccati di domani. - CF. pensiero consimile nell'Utopia di Moro.
71. Il prurito dei vecchi = il chiacchierare.
75. Un povero mi chiedeva la carità - “T'hoo già daa jer” - diss'io - Ed egli: ma mi gh'hoo de mangià anca
incoeu - rispose.
76. Dei militari dati in imprestito per fare da comparse nei carnevali, nei Teatri ecc. Tale, arrolatosi volontario
per imminente guerra coll'Austria - e mandato al deposito, dovette accontentarsi di intervenire all'assalto di Sebastopoli
- in una azione mimico-ippica del Ciniselli cavalarizzo.
80. vestes - si modo, vestes vocandae sint in quibus nihil est quo defendi corpus, aut ecc. (Seneca 7. de Benef.).
E le donne dicono vado a vestirmi pel teatro, appunto quando vanno a spogliarsi.
82. Riceveste uno schiaffo? - dicono i preti - bene - offritelo al Signore.
84. Come l'accensione di una candela dà a questa in una il principio di vita e di morte - così la nascita all'uomo.
85. Gli studenti milanesi che da Pavia volevano tornare a casa e non avevano quattrini neppure per il barchetto,
facevan la strada a piedi giocando alle boccie.
87. bliteus (Plauto), da niente - blitter (mil.).
89. L'adorazione in molte famiglie per Napoleone I. - Mia nonna diceva che la piazza del Duomo era stata
ideata da Lui - Per dimostrare poi la sua onnivegenza, dicea che essendo egli intervenuto ad una festa da ballo ed
avendo vista una signora vestita come era la sera prima ad altra festa da ballo, le disse: ma lei signora mia è
instancabile!
90. I cavioni francesi.
91. Nel prologo dell'Endicott di Longfellow - si dà, con una imagine, ragione del perchè certi fatti,
storicamente l'uno dall'altro lontani, devono essere messi filosoficamente vicini. Questo, può servire di scusa al Giulio
Cesare di Rovani.
93. Regola di onestà - essere buoni tanto da non imbrogliare alcuno, non però tanto buoni da essere da alcuno
imbrogliato - Non imbrogliare alcuno né essere imbrogliato.
94. I tormenti della bontà che non può sfogarsi, sono forse peggiori di quelli della malvagità sfogata.
95. “Voi in quella patria, specchio d'Italia e splendor del mondo, in Vinegia, come la fate?” (Doni, I marmi.
Vol. I pag. 88 ed. Barbera) - CF. What do you do?
97. Quando l'interesse del principe non s'accorda a quello del popolo, il principe è di danno, e quando
s'accorda, il principe è inutile.
100. Testes, testicoli, perchè testimoniano la virilità. Priapo, dio degli orti, perchè stava testimonio dei furti -
ofen, ted., forno - offella, offa.
101. Il dire felicità a chi starnuta uso antichissimo. Vedi Petronio pag. 65. - CF. Sen.
103. Dovrebbe, per legge, esser vietato di erigere statue, a qualunque che non sia morto da oltre 100 anni. Si
eviterebbe così la confusione d'idee che nasce al vedere tanti somarelli decorati di monumenti - come ne sono un
tristissimo esempio i portici di Brera.
105. Si sotteravano i morti sul campo, la notte della battaglia. Gridavano alcuni feriti ai becchini... Per carità...
no non siamo che feriti - E i seppellitori ghignando - a darvi ascolto, nessuno di voi sarebbe morto - e giù nella fossa.
106. Appresso vedi il lume di quel cero (Dante, Par. X 115. parlando di illuminato scrittore) e Porta: torcion de
vott stoppin...
107. Era donna che facilmente veniva all'ultima confidenza.
108. ‹ (tripl.) › L'età dell'oro - (in cui l'oro non c'era) così detta pel frumento.
109. La Tea che abbaja alla minestra che scotta. - Il cane affamato colla muserola che vorrebbe mangiare un
osso - Et cum deserti baubantur in aedibus ecc.
110. Il prof. Bedorci, di latino, cominciava sempre le sue lezioni dicendo: riepiloghiamo, signori.
115. L'ostinata voglia di servire nei popoli. - E v'hanno uccelli che messi in gabbia, si rompono la testa contro
le sbarre.
116. àrta krìthina = pani d'orzo, grissini (pare) - tapeinòs, tapino - uperétes, ministro, servo, prete - kraipàle,
ingordigia, crapula.
117. La plebe antica, come i nostri birichini, si affollava dietro ai soldati che menavano prigione taluno,
gridando aire autóv (ciappel - mollel -) - (Pràxeis ton Ap.).
120. V. Descrizione del foro ai tempi di Domiziano, Stati Silvarum I. 22. e seg. -
122. Dei professori di latino e greco, gongolanti alle classiche lascivie.
123. La convenienza in Arte è una delle principali condizioni perchè un lavoro abbia probabilità di lunga vita.
Di quì, non solo l'inutilità ma il danno di usare frasi già usate egregiamente da altri. Per quanto smussate, piallate,
accomodate dal nuovo artefice, sentiranno sempre il raffazzonamento, e il lavoro non sarà più di getto ma di mosaico.
Vedete un po' nella vita! - L'“io sono una orfanella” detto da una giovanissima fanciulla vi riempirà di pietà e di amore -
mentre la stessa frase, udita da una vecchia, vi farà lagrimar... dalle risa.
124. I tapageurs - i fracassosi (p. es. Perelli).
126. Quanto piccolo l'uomo dinanzi l'universo - quanto grande lui che l'universo comprende!
127. Pàppas, pappa - voce famigliare del figlio verso il padre.
128. Sotto il nome di tibicinae si comprendeva, una volta, quanto oggi si comprende sotto quello di cucitrici.
131. ladrone - anticamente laterones, guardia nobile che stava a lato del principe.
139. Gonna, gown - abbigliamento da donna - forse da gyné. - E difatti l'abbigliamento è la donna.
144. dàmar, moglie, dama - càminos, fornace, camino - barýs, faticoso, pesante - bara (milanese).
146. hesternum diem, gestern, yesterday.
147. Via dei Matriggiani a Roma - Matriggian a Milano significa, uomo inutilmente grande e grosso - Via
degli Andegari a Milano - Andeghee in Milanese uomo in arretrato per idee e costumi dalla giornata.
153. La cattedra ci apprende a disputare, non a vivere.
161. nyn, ora, adesso, nun - maraino, corrompere, to mar - chàsma, abisso, chasm - tychein, ottenere, toccare -
fyteo, piantare, fottere (per translato filosofico) - caleo, chiamo, to call - to rethén, il dire, reden - esaurion, domani,
morgen - Veh! lat. - weh, woe! ovej! (mil.) - malum, mela / malus, male - rammenta la disobedienza del nostro primo
parente.
162. Il “poiéso ymàs alieis anthròpon” di Cristo a Pietro e Paolo, è una miserabile similitudine - Poveri
uomini! trattati come pesci.
164. Borrare, tremare pel freddo da borràs vento di tramontana - excreare, cracher, sputare.
165. Dicono: “disprezzate le ricchezze che dovrete abbandonare - seguite la gloria”. Ecchè! ci segue forse la
gloria?
166. Set on, ingl., mett su (mil.) - der Greis, er griscio (rom.) il vecchio - grimm, corruccio, vecchia grima
(rom.) - zotig, osceno, zotico - Strapatz, strapaz (mil.) - plappern, blatterà (mil.) - to scour, sgurà (mil.), nettare
sciaquando - Schrank, canterano.
168 b). stipes, tronco, per translato, sciocco; stupid (mil.). - pistrinus, pristinensibus (Svetonio), prestinee (mil.)
169. Frasi stereotipate, tempo edace - humida nox - fulva harena -
170. Per l'origine della claque Vedi Svet. Nero, 237.
173. L'alliterazione cioè la ripetizione artificiosa di sillabe (generalmente triplice) era usitatissima negli antichi
poeti sassoni e goti - come si trova usata di frequente nei nostri antichi italiani. Ad es. Dante Con me medesmo meco mi
vergogno - Credetti ch'ei credeva ch'io credessi ecc.
175. His saint was kept in mew (Warner's Curan and Argentile) - CF. il dentro della muda di Dante.
176. enantìu, avanti - résso, rompere, gerrissen - poterìon, vaso, bicchiere, pot, poterie.
177. In uno dei Vangeli è detto opu eàn eisélthete eis oikìan, ekeì menete eòs an exélthete ekeìthen.( ! )
178. èn dè e idéa autù os astrapè kaì to ènduma autù leukòn oseì chiòn. - (Vangelo) - CF. Manzoni “era folgore
l'aspetto - era neve il vestimento” -
182. baila sciutta - rimproveratami dal Sig. Ba... critico della Perseveranza - corrisponde alla dry nurse degli
inglesi, e all'assa nutrix dei latini - e significa colei che custodisce i bimbi latterini senza dar loro latte.
183. Tali leggendo solo credono di studiare. Senza meditazione, la lettura non è che un perditempo. -
193. Si rassomigliano molto fra loro il finale del carme di Aleardi per D.na Bianca Regizzo e il finale delle
Lettere consolatorie di Seneca a Marcia.
197. Ai tempi di Seneca, pare che durasse ancor l'uso di sbarazzarsi dei figli deformi, liberos quoque si debiles
monstrosique editi sunt, mergimus.
202. Il cerimoniale dei diplomatici e dei professori di una volta - il diritto di precedenza - l'anzianità - Le
processioni. -
203. Le mamme brontolone per abitudine coi loro bimbi - I bimbi sempre colle lagrime agli occhi e col
singhiozzo. - Donde i figli giustamente ingrati - Vedi il sonetto di Belli sulle creanze a tavola - Dopo una gran
ra[ma]nzina, il bimbo, cui serve ancora l'appetito, fa per mangiare la sua minestra: e la mamma: vedete eh! quando si
tratta di mangiare!
204. Tanta è la confusione e la simultaneità delle idee che hanno travagliato il mondo che io mi maraviglio
come abbiano potuto ridursi allo stato tranquillo dell'oggi per poco tranquillo ch'ei sia.
209. C'era tale aristocratico cui rincresceva d'aver il sedere a due pezzi perchè così l'avevano i fornai.
210. Baretti (Vol. 5° - 1044) dice falsa l'opinione di riputare la lingua italiana prima fra tutte per la ricchezza
ecc. poichè se la Crusca comprende 44.000 vocaboli, 4000 quindi più dei dizionari francesi ed inglesi - questi ultimi
(dice) si adoperano da cima a fondo (il che io C. D. nego) mentre la Crusca - no. Inoltre la Crusca registra i superlativi, i
diminutivi ecc.
212. Those critics who attack with the hope of being answered and of being thereby brought into notion
(Moore) CF. Giusti - la smania inutile di una risposta - e CF. Rovani art. [lacuna].
220. Per la lussuria Romana V. Lucano (pag.140 v. 160 e seg.)
221. Caritas vuol dire anche carestia - ogni cosa rara ha prezzo, è cara.
223. Thou art the cap of all the fools (Shakespeare), cappa di loeucc, ecc. mil.
225. ...To ruffle in the common wealth of Rome (Sh. in T. Andronico) ...arruffa popoli - fior. - Pelf, denaro -
pelter (mil.).
231. Gli scrittori latini parlano sempre dei - Tergaque Parthorum Romanaque pectora (dicam) (Ov.). I Parti,
l'eterno grattacapo di Roma - i perpetuamente fuggenti, non mai vinti.
234. La magnifica descrizione dei paggi addormentati nell'anticamera del duca di Firenze, quale si trova nel
Lamberto Malatesta di Rovani, può essere stata inspirata dalle poche parole di Schiller (D. Carlos 3° atto) Im
Hintergrund des Zimmers einige Pagen auf den Knieen eingeschlafen -
238. Due buoni soggetti da quadri da riscontro sarebbero, il primo - La scena dei paggetti che vegliano
nell'anticamera del duca di Firenze, come si trova nel Lamberto di Rovani. Tappezzeria verdone cupo - paggi giovinetti
in raso bianco - l'altro, le Aretine -cioè le sei bellissime fanciulle che si teneva nella sua casa di Venezia l'Aretino - Sala
veneta, zeppa dei magnifici doni che piovevano da ogni parte al poeta - quale si trova nella descrizione dello Chasles - e
nelle lettere dello stesso Aretino - Le fanciulle in gruppo, chi sedute, chi in piedi, chi suonando alla ghitarra, chi
cantando - chi intrecciando corone di fiori.
241. Il miglior sistema filosofico di tutti, è quello di Gesù, il sistema della benevolenza.
244. Dicono che Lei è uno studiosissimo giovine - mi diceva la Sig.ra T. - Bene m'indovini questa sciarada.
247. Notabile l'Epistola XII di Seneca. - Mirabile il principio. Seneca va in villa. Trova la casa cadente. S'adira.
Il villico dice: che vuoi? la casa è vecchia. E allora Seneca si rammenta che chi ha fabricata quella casa fu lui, ed
esclama: haec villa inter manus meas crevit; quid mihi futurum est, si jam putria sunt aetatis meae saxa? - CF. colle
parole di Manzoni a Perelli. - ‹ Manzoni sedeva a Brusuglio sotto certe piantone. “Che belle piante!” fece Perelli -
Rispose Manzoni “I hoo piantà mi; e seguiten a vegnì bei intant che mi vegni brutt”.›
251. Si vis amari, ama (Ovidio?) - CF. Dante amor che a nullo amato amar perdona.
254. summa ergo summarum - insomma delle somme.
256. Si può scrivere usufruendo dell'ingegno altrui, non si può dell'altrui cuore.
261. pan - tutto - il pane è appunto tutto - edoné, gioia, felicità, ecc. - CF. dono - traghémata, dolci, treggea -
Nilo (nihil) il nostro filo - nulla. - panatuneìa, festa solenne in onor di Minerva. Vi si sarà mangiato qualche torta. Vedi
panettone.
262. Una vendemmia di bastonate - vinus cibarius, de tajà col cortel - cupas vinarias sipare noli, cioè non
impagliare (Lib. Priap. per l'uso dei fiaschi impagliati).
267. L'infibulazione del membro virile riproposta da quell'esageratore di Malthus, economista americano di cui
non ricordo più il nome - venne spesso usata nell'antichità - CF. il Neve imponite fibulam Priapo (liber Priap.).
268. nunc sumus in rutuba, si va a rotoli (Varro) - ac populum asymbolon dimitterent cubitum, mandaven a
dormì.
271. Le idee sono di tutti. Il grado della loro coordinazione determina il massimo, il medio o il minimo artista.
272. thaumàzo, mi maraviglio, to amaze, meravigliare - sòma, il corpo, soma (peso) - chithàra, ghitarra - òlos,
tutto, all (ingl. pronuncia oll), all (ted.) - esthlòs, edel - esthìo, essen - kaléo, to call -
273. kahl, cal-vo - roh, ro-zzo - toll, c-oll-erico - satt, sta-is, sat (mil.) - rund, ro-to-ndo, ronde (franc.) - fahl,
fallo -
275. Cerberus, forensis erat causidicus (Petronio). Importante è Petronio per la storia dell'Umorismo - Così
pure Seneca, nel Ludus de morte Claudi, e Ovidio nei Fasti.
276. Vitrea fracta, sententiolae declamatoriae - non valet lotium suum, non val quel che piscia - aquam liberam
gustare - udi tamquam mures - te natum non puto - multis pedibus sto - nummos modio metitur - clavo tabulari fixum
est - ingeniosus est et bono filo - licet barbam auream habes - (Tutte frasi di Petronio).
277. pernae missionem dedimus, ghem daa licenza al porscell (mil.), l'abbiamo mangiato - Alcuni brani di
Petronio si potrebbero tradurre facilissimamente colle identiche loro frasi in lingua milanese.
278. L'uso di sincopar le parole sì in latino che in italiano - matus, per madefactus (CF. matella, orinale) -
compro, per comprato etc. - Il Portogh. è spagnolo sincopato.
283. haematites, pietra di color sanguigno, donde la nostra matita (lapis, pietra) - Così rubrica dicevasi antic.
l'indice, perchè scritto in rosso - Monile, braccialetto, da monere, rammentare - l'odierno souvenir. - camella, gamella
(scodella, voce mil.) - carpere somnum, carpià (milanese) - dicta facit, detto fatto -
284. Traccie d'umorismo in Ovidio e in Orazio - Vedi per es. Ovidio sp. i Fasti - l'Ars amandi, e il remedium
Amoris.
285. La nostra terzina si può ravvisare in embrione nei fasti di Ovidio.
286. Notabile in Ovidio (per l'umorismo) la preghiera del mercante a Mercurio (Fasti 120) e la supplica alla
Dea Rubigo (id. 105).
287. Per l'origine dei barconi nelle mascherate V. Ovidio Fasti 153 - Vedi id. 117 per pronostici ortolani.
290. Quod mihi das uni, coelum partire duobus - Dimidium toto munere majus erit (id.) Pensiero ripetutissimo
fra i poeti antichi e moderni, nostri e forastieri.
292. Minerva, dea delle smacchiatrici (Ov. Fasti 77).
293. V. per la descrizione di un pic nic romano (romanata) Ovidi Fastorum pag. 67 ed. minor Lipsia.
298. copia ipsa nocet (id.) CF. dal troppo impoverito.
301. Vedi Catullo XXIX In Caesarem per la Satira a Roma.
303. L'uso di mangiar noci nelle nozze - Vedi Catullo LXI.
304. cur non exsilium malasque in oras - itis? (Cat.)... andar in malora.
274. Oi apò skenés, modo di dire simile al milanese, quii del teater, quel della birra, quii del fer rott ecc.
305. ...nam Cytorio in jugo - loquente saepe (Cat.) - E per combinazione, il Parlamento italiano è a monte
Citorio -
306. L'ode di Catullo che comincia “Multas per gentes... ecc.” - ricorda il sonetto di Foscolo, “un dì s'io non
andrò sempre fuggendo...” - Foscolo del resto ‹come Carducci›, è tutto un mosaico di frasi rubacchiate, ‹o a meglio
dire confiscate, conquistate› ai classici greci e latini.
307. Il caso d'amore è più spesso patologico che non fisiologico - almeno in noi uomini artificiali.
308. Sallustio usa la parola “argentum” nel senso francese di denaro.
310. Il carme latino di Prati ricorda l'Epitalamio di Catullo.
311. Nella campagna di Roma, a un'osteria, leggevo a forte alcuni versi latini, presente il mio bottaio (ossia
vetturino). E il vetturino sorrideva soddisfatto. “Capisco, sapete” mi disse. - Non capiva altro, s'intende, se non che io
leggevo in latino, ma s'illudeva come Romano - di capire anche il senso del suono. -
312 a). cuculo in Plauto anche adultero - forse da cucullus, cappuccio col quale l'adultero si copriva il capo per
recarsi dalla moglie infedele - Cuculo si dice ora al marito.
312 b). V. per l'Umorismo il discorso del servo Ludus sui tempi vecchi e moderni - nella Bacchides di Plauto
Atto 3° Sc. 2a. - Posto dei Comici e spec. di Plauto nell'Um.
318 a). Corbetta, si distingue per valore a Custoza; Leopoldo Pullé, si distingue colle sue commedie sui teatri,
Raimondo Boucheron è autore di una insigne opera sulla Armonia, e tutti e tre sono fatti cavalieri della Corona d'Italia, i
due primi per aver appartenuto un anno al Comitato del Carnevalone, l'ultimo per esser socio di una certa academia: il
che vuol dire che in Italia quando si vuole dar premi a chi ne merita, si cerca almeno di non premiarne il merito.
‹Ricorda pur Verdi fatto senatore del Regno pel titolo di pagare 3000 lire d'imposte!!!›
318 b). Il Diavolo ha resi tali servigi alla Chiesa, che io mi meraviglio com'esso non sia ancor stato canonizzato
per santo...
320. Simul (Caesar) a tribunis militum centurionibusque mutuas pecunias sumpsit: has exercitui tribuit; quo
facto duas res consecutus est; quod pignore animos centurionum devinxit et largitione militum voluntates redemit
(Caesar). ‹Origine del Debito e della Rendita pubblica.›
334. Il terribile umorismo di Macchiavelli.
337. Nel “De tranquillitate animi” Seneca dopo aver insegnato bellissime cose per mantenerla, conchiude con
un elogio alla felicità che si trova nel vino.
339. Dice S. Agostino, il gran freddurista, di credere l'impossibile, appunto perchè impossibile.
341. Una lettera della Ballerina Carmine a Rovani finiva “e se non mi comprendi, indovinami!”
342. Studiano gli scienziati il modo di immagazinare il Sole. Io dico loro: guardate i quadri di T. Cremona.
343. Le donne sono tante serrature in cerca di chiave.
346. si tràvia, el se trà-via (mil.) - aluta, scarpa antica, da lutum, fango e a privativa.
352. V. per la descrizione di Napoli e suoi contorni Silio Italico XII. 110 e seg. - V. per la descrizione delle
città di Sicilia p. 297. L. XIV. v. 192 e seg. - Vedi pei popoli nei dintorni di Roma, L. VIII. v. 358 e seg.
356. Preterea, ventus cum per loca subcava terrae... ecc. (Lucr.) - Opinione sull'origine dei terremoti
frequente nell'antica fisica, e ora esperimentata per vera da Paolo Gorini.
357. Morente la mamma di Elvira (Maggio 1871 giovedì 25) per vajuolo alla Rotonda di Milano - diceva in
delirio: oh come sono ricca! che bell'ospedale pei poveri... letti soffici, ad elastico... poltrone di velluto... ciascuno la
sua stanza... - E la Rotonda era il più orribile degli ospedali! Vicino al letto di lei giaceva, pur di vajolo, un uxoricida, il
quale guarì.
367. Spirito dell'Umorismo è di provar spesso sensualmente l'opposto di quanto il comun senso sostiene.
368. A Merate c'era un notajo, insigne bevitore - che nel discorso faceva sempre la rima a quant'altri gli diceva.
Lettore assiduo di romanzi tali quali “il sorbetto della regina” e simili - stava intanto scrivendo la storia di Russia...
369. Ogni dovere e diritto nasce e procede dall'istinto della propria conservazione.
370. Il campo della giustizia si va sempre più estendendo. Prima esisteva nel solo uomo (simbolica guerra tra
Abele e Caino) - poi si allargò nella famiglia (guerre famigliari - poi nelle città (guerre civili) - finalmente nelle nazioni
(guerre nazionali)...
371. Haud Ligurum extremus (Virgilio). Non l'ultimo tra i Genovesi - Notisi che i Genovesi ebbero sempre
fama d'ingannatori, conseguenza del loro carattere di mercanti. V. Sonetto d'Alfieri.
372. ...aut mixta rubent ubi lilia multa - alba rosa (Virgilio) CF. òpos prépei leukà - ròdois krìna plakénta
(Anacreonte).
373. Fontana a T. Cremona: incoeu te set pussee stupid del solit - T. Cremona. L'è per podè famm capì de tì.
374. arte colla fede di miserabilità... - lavoro denso di bellezze - bellezza a perdita d'occhio.
375. Giulio Uberti, poeta. - Dà lezioni di mimica e di declamazione ai coristi - e perciò tiene sempre in tasca i
40 segni che esprimono tutte quante le gradazioni degli affetti. - È sucidissimo. La sua faccia, dice lo scultore Grandi,
sembra di pietra di Viggiù cui non furono tolti ancora i punti. Non si lava che quando è sorpreso dalla pioggia... Gli
amici si augurano allora ch'egli si trovi fuori dalle porte, e lontano da ogni gronda. Uberti crede di far toilette quando si
cambia il solo colletto della camicia (la quale non c'è) mentre invece questo non fa che rilevare il sudiciume del resto.
Imaginate la puzza - Dicono però i maliziosi ch'egli se la conservi con ogni cura per non farsi perder di pista dal fedele
barbino... Tiene poi sempre ingambati - anche a letto - un paio di stivali alla Souvaroff.
376. Tale entra in una chiesa, dove si stava preparando lo scurolo per il venerdì santo, e soprapensieri chiede:
che c'è? - L'è mort noster Signor - risponde una vecchietta. -Mort? - fa egli - comè? se saveva nanca ch'el fuss ammalaa.
377. Il prof. di litografia, credo, Tanola, diceva non bastare tutta la vita di uomo per imparare a far bene la
punta ad una matita.
378. Una spropositona diceva sempre, collier d'emmorroid per dire d'émeraudes, color muffa per mauve -
armoire, per moire...
379. Allo stile di Rovani tutte le arti e le scienze pagarono il loro tributo.
387. Camerini non riuscì mai a fare un libro, ma sempre prefazioni. Gli stessi suoi cosidetti libri non sono che
prefazioni... Così è di Beethoven, che metteva tutta la sua musicale stoffa nelle sinfonie, tanto da non restargli più nulla
per l'opera.
388. Nella Storia dell'Umorismo - si accenni al non-umorismo del Malmantile, del Boccaccio, del Ricciardetto
ecc. Nè si dimentichi Franco Sacchetti.
389. Il Vescovo di Lodi, gran cacciatore da brescianella e roccolo, intervenuto agli esami in un collegio di
fanciulle, diede loro per tema “del modo de ciappà i osei” -domandando poi, in particolare, a una che “gli parlasse dei
verbi che esprimono il venire” - Nello stesso collegio il maestro di musica avea composto per le educande una cantata
dal titolo “la passarina”.
391. Un giovine si moriva d'amore. Per salvarlo un suo amico, lo fa giacere con una meretrice, facendogli
credere ch'ella sia l'amata - Giaciuto, il giovine disama tosto - e guarisce.
392. Una certa contessa (Arese) interrogata di chi fosse il figlio di cui trovavasi incinta rispose: credo che sia
dello stato maggiore del reggimento tale dei tali.
400. Chi comandava veramente al popolo Romano? Gli storni e le quaglie - dice Verri - (ma questo è uno
storico farfallone) - Comandavano gli uomini di genio, ma le loro sagge risposte perchè fossero accolte le mettevano in
bocca alla bestialità.
404. Oh quanto comode e di poca spesa le parole simpatia, spiriti animali, Dio, antipatia, destino, natura ecc.!
428. foemella (Catullus) femelle (franc.).
429. balteo, budriere da spalla - basterna, lettiga a muli - bulla, testa di chiodo ricca di ornati - cesarie,
capigliatura abbondante - o barba maestosa - acetabolo - ambivio, ogni via che mena attorno a un posto - atriense,
maître d'hôtel che avea cura dell'atrio - agitator equorum, cocchiere - aequipondio, il romano della stadera -
430. L'idea del moderno cappello a cilindro può essere stata tolta dal modius (moggio) che tiene in capo Giove
Serapide.
431. bajulus, facchino che porta pesi - CF. baule, cassa contenente roba.
432. brabeum, premio che si dava ai vincitori nei giochi publici. CF. il nostro grido di bravo! ai vincitori, attori
ecc.
434. Le inutili occupazioni di molti derise da Rabelais (Vol. 2° Cap. XXII) descrivendo gente affacendata a
lavar i coppi per far lor perdere il colore - a tirar l'aqua dalle pomici - a tonder gli asini per far della buona lana - a
tagliare il fumo col coltello - a cavare l'aqua con una rete - a imbianchire gli etiopi ecc. CF. a un passo consimile nel
Gulliver di Swift.
438. spirito che alloggia alla prima osteria - osterie dei cani, le pozze d'aqua - selle da naso, gli occhiali.
440. Le alberelle, specie di salici, non da albero, ma da albus, bianco. Latinamente, si dicevano albae... quos
pumiliones dicimus graece nànous appellant (Gellio).
451. Il delitto d'adulterio nasce da un principio fondatore della società, mentre tutti gli altri ne sono distruttori -
(Beccaria). Si potrebbe opporre a Beccaria che anche questo delitto distrugge qualche cosa... la famiglia.
456. Tale studente di legge, copiando il lavoro d'esame di un suo compagno, per non farsi scorgere cambiò
tutte le affermative in negative e viceversa - e così cambiò contratto unilaterale in bilaterale etc.
457. Minghetti ex-ministro venne, credo nel '73, assalito e derubato in una via di Roma. Colti i suoi assalitori,
furono condannati ai lavori forzati a vita. Dimando io, dove la gradazione delle pene, che può prevenire i delitti?... A
Firenze, altri che uccise l'assalito venne condannato a simile pena. D'ora innanzi gli assalitori uccideranno sempre.
458. Carlo Righetti (a sua moglie): Com'hin piscinitt sti boton che te m'ee portaa a cà - S.ra Righetti: cos'hoo de
fagh mì se mi han daa apenna nassuu! -
460. Il prof. Nova si unge il corpo di olio di merluzzo, e favorisce quelli de' suoi discepoli che ne fanno la cura.
464. A. Io rispetto le donne. B. Eh caro mio, le donne meno si rispettano e più si credono rispettate.
465. Le viragi spartane. - Gorgone, moglie di Leonida e per Damatria ucciditrice dei figli. V. Plutarco, dove si
parla anche di quella che vedendo i figliuoli fuggire dalla pugna, si pose a gridare: ove fuggite figli?... forse per
rientrare donde usciste?... e si alzò i panni mostrando loro la fica. La virtù delle Spartane fa orrore. - CF. colle odierne
“petroline”.
471. “Il principe Amedeo promette di diventare un buon ammiraglio” dicono i giornali ufficiali!
473. Una ragazza portando al giovine amante di una amica i saluti di costei che se ne partiva, dice al giovine
disperato “ella mi lasciò sulle labbra un bacio per voi” - E se lo fanno - e s'innamorano.
474. Con l'amor non si scherza. Molti che cominciano fingendo amore, ci restano poi colti davvero.
475. Dante (Paradiso C. VI) fa la Stella Mercurio, pianeta degli Attivi - Di uno che non sta mai fermo si dice
“ha l'argento vivo addosso”.
476. - Basta minga una candela per vedegh no? - si può dire parlando di più lumi che bruciano in una sala dove
uno dorma.
477. Quod si tam Graecis novitas invisa fuisset - quam nobis, quid nunc esset vetus? (Horatius) - E pensare che
Orazio il flagello dei pedanti antichi, diventò il dio dei pedanti moderni.
485. A S. Giuseppe, i nostri vecchi - qualunque tempo facesse - riponevano i bracieri - appendevano i tabarri e
si mettevano in calzoni bianchi e scarpini. - A S. Caterina poi (25 nov.) - tornavano in inverno.
486. Cesare Cantù è un letterario ciabattino. Forbice e colla, ecco il suo stile.
487. Altro è scienza, altro è erudizione. Senza meditazione nessuno sarà mai scienziato. Con un dizionario
storico ecc. un dotto è bell'e fatto. Basta saper nominare tanti autori e tanti cartoni di libri.
488. Ci sono prefazioni dell'editore, scritte dall'autore, in cui si loda il libro - in cui si parla degli amici che
l'hanno obbligato a stampare - etc. Ci sono altre in cui l'autore chiede un benigno compatimento che non accetterà mai.
492. Chi vuol riposare, lavori.
494. Come il bollo di garanzia ai metalli preziosi legalizzi la truffa. Gli orefici portano a bollare centinaja di
oggetti di differente titolo e quindi di differente bollo e valore: poi a casa mettono per es. l'anello di una catena bollata a
bollo spada (che indica il maggiore titolo) al resto di catena che lo dovrebbe avere col bollo di nave - e così via. E del
resto sfido io quando l'orefice ti dice: guardi c'è il bollo spada - a vederlo. Intanto la maggior parte delle spadine,
comperate dalle villane ai mercanti girovaghi - vale poco più dello stagno - mentre le povere diavole credono di aversi
in testa un capitale.
495. La ragione del consenso universale è stolidissima. Le più alte assurdità furono da tutti credute, per es.
l'immortalità dell'anima ‹(s'intende l'anima individuale) ›.
496. Un certo pittore faceva il ritratto a una gran dama - gli cade il pennello - si sbassa a riprenderlo - ma nella
fretta e nello sforzo gli sfugge un peto. E resta colla testa abbassata, e non l'ha ancor da levare.
497. Tale milanese, parlando dei francesi, diceva “i scarp hi cìamen bott (bottes) - i bott hi ciamen coo (coups)
- i coo hi ciamen tett (têtes) - e i tett, tetton (tétons) - oh che parlà de cojon!”
498. Dice T. Cremona che pitturando paesaggi gli vien voglia di pisciare.
499. Il cavaliere Pica già direttore della Zecca di Milano era una fra le bestie governative le più orecchiute.
Ogni giorno dopo aver fatte le sue 3 o 4 firme a quanto i suoi subalterni avevano scritto si alzava dallo scrittojo dicendo:
ecco servita S. M. - Avendo sentito che altri ancor più bestia di lui era stato fatto ufficiale dei SS. Maurizio e compagno,
dimandò ed ottenne di esser nominato commendatore - Egli avea ordinato al suo ramiere un mobile che gli dovesse
servire, di inverno da scaldaletto, e in estate da casserola. - È ancor oggi meravigliato del come in Milano non passi
notte senza luna, la quale batte precisamente sull'orologio di Piazza Mercanti - E non s'è ancora accorto che la luna
viene da un apparato elettrico congegnato di faccia al quadrante di detto orologio.
500. L'Apocalisse è la più alta ciarlatanata fatta per imbrogliare la gente minchiona. È l'impotenza che assume
il far misterioso per farsi creder potenza. La Nuova Gerusalemme, ivi descritta, è il vero paradiso degli ignoranti, anzi
dei birbi. Vi si fa gran scialaquo di pietre preziose. Vi si parla di porte margheritine, dicendo che di giorno non saranno
mai serrate colla bella osservazione che “núx ouk èstai ekeì”. A che dunque serviranno? - ecc. ecc. Unico pregio
dell'Apocalisse è qualche passo (a parte la giunteria) efficace - per es. Apò prosòpu éfughen e gé, kaì uranòs, kaì tòpos
ouk euréthe autoìs. - kaì èdoken e thàlassa tous en auté nekrùs - kaì eìdon ena ànghelon estòta en tò elìo; kaì ékraze
foné megàle, légon pàsi tois ornéois tois petoménois en mesuranémati, Deute kaì sunàghesthe eis to deìpnon tu megàlu
Theù, ìna fàghete sàrkas basiléon kai sàrkas chiliàrchon; kaì sàrkas ischuròn kaì sàrkas ìppon kaì ton kathemenon
ep'autòn... - e uaì e mìa apélthen; idù èrchontai eti duo uaì metà tauta. -
501. Vi ha gente che è sempre del parere dell'ultimo libro che legge.
502. Le sgridate e le battiture non riconducono l'ordine nelle idee dei fanciulli; ma non fanno che aumentarne
la confusione.
507. Tutti gli uomini per i diversi lor posti - titoli - successioni ecc. si riguardano con l'occhio nemico di
vicendevoli eredi, e si coltivano a questo solo scopo. Scorre tra gli uomini un general desiderio dell'altrui morte.
508. Dice Plinio che il vino bevuto in una coppa d'ametista non ubbriaca. Ciò è vero, perchè la coppa non potrà
essere se non ben piccola.
509. I copisti non riescono che nelle opere di erudizione e di spirito - non in quelle scritte per umore - dal
cuore.
511. I commercianti si regolano più colle consuetudini che non col codice di commercio. Minime le cause
comm. a rispetto le civili; e sì che in commercio si fanno 1000 atti per uno che avvenga nella vita civile. Tutti i giorni
poi introducendosi nuove forme di contratto comm. - il codice avrebbe bel tenere lor dietro, massime che il codice
nostro è ancora quello del 1808.
512. In una sala del cappellano imperiale della corte austriaca a Milano si raccoglievano ogni sera dieci o 12
amantissimi della musica classica - e lì sonavano le più serene melodie della Germania e dell'Italia. Tra gli altri, sonava
egregiamente il violino un consigliere di Stato - il quale, deposto l'archetto, pigliava la penna a firmare, colla più grande
fermezza - le sentenze di morte dei facinorosi italiani. - E poi si dice: music, the food of love.
513. I segnati dalla scrofola al collo - si chiamano in milanese “pescaa”. La similitudine non potrebbe essere
più bella.
514. Che buon tempo! Star lì a fare la fatica di far versi quando ce ne sono tanti già belli e fatti.
515. Creder d'ingegno chi sa molto a memoria - gli è come riputare sapiente chi tiene in casa una grande
biblioteca. Molti, anzi, a forza di studio, diventano ignorantissimi.
516. L'arte - e le astuzie dell'arte.
520. L'uomo che sa leggere parla cogli assenti, e si mantiene in vita gli estinti. Egli è in comunicazione con
l'universo - non conosce la noja - viaggia - s'illude. Ma chi legge e non sa scrivere è un muto.
521. A molti non mancano che i denari per essere onesti.
522. Quanto indirizza le umane azioni non è nè l'attrazione al piacere nè la repulsione dal dolore, nè alcuna
altra ragione sognata dai filosofi - ma è il non poter far diverso, per una folla di perchè, fisici e morali.
531. numquam enim quamvis obscura virtus latet, sed mittit sui signa (Seneca). Questo sed corrisponde al but
avversativo degli inglesi, che non - Totum interim vitium, tout vice.
532. Danda est animis remissio. (Sen.) - Quindi il fanullone, per riposare, dovrebbe lavorare.
535. T. Cremona doveva sloggiare e tra i coinquilini correva la voce ch'egli avrebbe fatto ciò in punta di piedi,
per non pagare il fitto. - Quella voce venne all'orecchio di Tranquillo. - Che fa? - comincia a pagare le poche lire di fitto
- poi accorda una gran bara a due cavalli, e entra nel cortile fracassosamente. Si noti che nello studio di lui non restava
più che qualche cavalletto e qualche sedia rotta. E lì, comincia a gettar tutto dalla finestra - Gridava: piano quello
specchio e giù un'assa - Prudenza con quel pianoforte, e giù una sedia - E intanto il Ranzoni, altro pittore, sonava un
tamborone. Poi Tranquillo, una sua amante modella, e vari amici - si posero a far tutto il giro della corte e della contrada
vestiti da turchi e cantando la Marcia Reale. Così Cremona rispose al sospetto ch'egli intendesse di fare il S. Michele in
punta di piedi.
536. La poca scienza economica faceva dire a Parini parlando del bisogno: o male, o persuasore - orribile di
mali.
537. Mi diceva uno storpio: gh'hoo avuu la fortuna de vegh ona gamba e on brasc stort, e per quest hoo poduu
fà carriera. Me diseva semper la bonanima de me mader: Va là, ch'el Signor el t'ha provveduu. Te ghe el pan in di man.
- I tò fradei deven invece lavorà - e intant che a mi la m'insegnava a cercà la caritaa - ai alter la ghe insegnava a robà - I
me pover fradei hin finii sulla forca - mi a stora me troeuvi tant in del pajon de podè, se voriss, parì on scior.
538. A che servono i così detti cani di lusso?... C'era una famiglia composta di una madre, una zia, ed un figlio
- sempre in lite tra loro. Capitato in quella casa un cagnolino - su lui si concentrarono le tre affezioni - ed ei ne divenne
il trait-d'union - Ora non litigano più.
540. Un dott. Sella di Valle d'Andorno lasciò un patrimonio di circa 900.000 lire al suo paese, perchè se ne
impiegassero i frutti nella compera e nella distribuzione a gratis dei medicinali. Dal dì che il lascito fu publicato, tutti
sono ammalati, e tutti chiedono medicine. - Ci sono anzi ammalati che ne fanno traffico agli altri paesi - ai caffè dei
dintorni si beve del gran tamarindo; si è giunti perfino a unger le ruote dei carri coll'olio di ricino...
541. Sulla buca delle lettere a Piedicavallo (Valle d'Andorno) un ragno ha tessuta pacificamente la sua ragnaja.
542. gente che ha da mantenersi in buona colla questura... Improvvisa con facilità i versi altrui.
543. Ci sono generi nelle donne, ma non caratteri.
545. Tutti parlano di Dante e pochi l'hanno letto da cima a fondo. Di Dante non si citano che quei 10 o 12 brani
triti e ritriti nelle scuole: il resto lo si reputa seccaggine.
549. L'amor patrio in Italia (1872). C'è un ministero birbone che rovina il paese. I deputati se ne sono avveduti,
ma hanno rendita dello stato e tacciono... Chi combatte il Ministero vuol dire che non ha publica rendita. Intanto molti
uomini che nelle scienze e nella politica avrebbero fatto onore a sè e al paese, per la gola dei subiti arricchimenti si
danno agli affari - e diventano banchieri - (per es. Allievi e Brioschi)... Parlate loro oggi di Omero e di Dante, vi
risponderanno soprapensieri: a quanto per cento?
550. I contadini, quali al presente, sono il più terribile flagello dell'umanità. E c'è chi propugna il suffragio
universale!... Mandateli prima a scuola - Vi sia di esempio la Francia.
551. Fa il tuo vero interesse e farai l'interesse di tutti.
563. Naseweis, saputello. CF. Dante (Parad.), nasetto, nello stesso senso.
566. Due e due quattro, ecco i nostri matrimoni - Rispetto ai figli si potrebbe anche dire: uno e uno, tre.
567. home, heim, casa - heimlich = segreto - pokal, pecchero, boccale.
569. Buone finanze, buona politica. Volete conoscere lo stato di un paese? guardate le sue finanze. Le sole
condizioni finanziarie fanno le rivoluzioni. Oggidì (1870) in Italia non si vogliono economie, e si crede di cancellare il
deficit imponendo nuove tasse - rubando il pane del povero col tassare le lire 600 di reddito, mentre si lasciano le spese
di rappresentanza ai prefetti per far ballare gli aristocratici che possono ballare benissimo a casa loro. Ma il signor Sella
pensa di riempire i vuoti crescendo le tasse, senza riflettere che la forza di un paese dà fino a un certo segno, come,
nell'agricoltura, la fruttibilità di un terreno: e, in conclusione, facendo come chi chiudesse una fossa colla terra tolta da
un'altra.
570. Apolloni è professore di latinucci nella III ginnasio del Parini - e venne creato di fresco cavaliere. Questo
Apolloni, per punire talvolta i suoi scolaretti, fa loro scrivere sui loro fascicoli: io non studio niente - ho avuto 0 in
latino - 0 in italiano - 0 in geografia - e prenderò altrettanti 0 agli esami - oppure, per dieci volte di fila: La mia
scioperataggine mi condurrà all'asinità ed alla perdizione - od anche, per cento “io sono un grand'asino” - poi vuole che
i ragazzi gli riportino il giorno dopo il dettato firmato dai loro signori parenti!
571. Correnti - dice la Perseveranza - rifiutò jeri di far parte della commissione tale, appartenendo già a 22
altre. (!) Questo tratto di delicatezza ecc.... Domando io se non sono da impiccare e Correnti e l'autore dell'articolo
laudativo.
572. Emilio Visconti Venosta, il ministro dalla facile politica del lasciar fare - sta un pajo d'ore ogni mattina
allo specchio, per farsi la scriminatura, impomatarsi ecc. - nè manca a nessun teatro, a nessuna soirée. Abita al primo
piano del palazzo della Consulta avendo messi gli uffici del suo ministero a terreno e negli ammezzati. Un po' di corte
alle donne, e qualche poesietta sulle strenne di Natale - ecco la sua letteraria e politica gioventù. Si ajuta parlando a
mezze frasi... dando a tutti ragione - facendo il servo dilettante, prima alla Francia, poi alla Prussia. - Che non ti svegli,
o Cavour!
573. Il professore *, noto matematico - pregò un giorno L. Perelli di far stampare un suo articolo nella Gazzetta
di Milano contro il prof. di aritmetica del ginnasio credo Parini, per un errore in quesito di esami, che era tutto fattura di
quell'altra celebrità del Commendatore Brioschi, sozio allora di lui. - Il detto * faceva servire poi le sale della Direzione
dell'Istituto Tecnico Superiore di Milano pe' suoi convegni, amorosi - Ebbe la decorazione lucrosa del merito civile di
Savoja per intercessione di Cesare Cantù.
574. Raramente s'è dato un ciarlatano più spudorato del professore * dell'Università di ** - in cui la impudenza
tenea luogo di scienza - Fu lui che riuscì a fare 16 lezioni sull'elettricità, quando l'elettricità come scienza era ancora
bambina - con brillantissimi discorsi che nulla dicevano - fu lui, che s'incaricò di mostrare il gabinetto di anatomia
all'imperatore Ferdinando, dicendo imperturbabilmente i più madornali spropositi, mentre l'egregio Panizza diventava di
tutti i colori - fu lui che si mangiava annualmente la dote del gabinetto di fisica... in conseguenza di che, scopertasi la
cosa, dovette per evitar la prigione, uccidersi. - *, qualunque cosa gli si fosse dimandata, rispondeva - e non all'ingrosso
- ma nel più minuto dei modi.
575. Base del commercio, l'inganno.
576. Inutile anzi dannoso è il programma a sorteggio negli esami. Il programma rende l'esame un caso.
Conosco studenti scampagnoni, che preparatisi per la mancanza di voglia e di tempo a una sola scheda fra cento, la
sortirono, e passarono con tutti gli onori: conosco diligentissimi, i quali, per una fra cento che non sapevano - dovettero
rifare gli esami. -
577. Il ministro di Grazia e Giustizia (credo, Vacca) nella relazione sul cod. civile, a giustificare la differenza
di trattamento tra il marito e la moglie nella questione dell'adulterio, osservò che “se l'adulterio del marito autorizasse la
moglie a chiedere la separazione, sparirebbe ad un tratto l'indissolubilità del matrimonio”. Oh che vacca di un ministro!
‹(V. n. 681 a).›
578. G. Rossi si nomina Presidente di una società di economia politica che non esisteva e manda brevetti a tutti
gli uomini insigni dell'Italia e dell'Estero. Qualcuno (fra gli altri Napoleone III) cade nella pania e gli risponde
accettando. R. diventa ad un tratto uomo di importanza ed è fatto commendatore.
579. Le donne hanno il buonsenso dove gli uomini tengono il coglionesimo.
589. L'enfant terrible - potrebbe essere il titolo di un giornale di pettegolezzo.
590. Il S. Michele e la Quaresima (in cui i preti vanno a benedire le case) danno a molti curiosi il modo di
aquetare il loro prurito.
591. La prigione pei debitori è una pura e stolta vendetta. I creditori devono loro passare una lira al giorno, e i
debitori bevono intanto alla salute dei creditori. D'altra parte si noti che la mancanza di libertà, mette il debitore
nell'impossibilità di procurarsi i mezzi di soddisfare al suo debito.
592. Il prof. di diritto penale Antonio Buccellati s'è fabricato il suo sistemetto dell'ordine giuridico, che
secondo lui, spiega tutto - serve a tutto, per discorrere, per camminare, per fare il risotto ecc.
593. Tale diceva fortezza irreperibile o impregnabile, per dire imprendibile.
594. Sciupio di denaro in Italia. Una Società inglese per la coniazione delle monete avea convenuto di pagare
al nostro Governo la penale di 300 lire al giorno, se dopo un dato tempo non consegnava i tondini coniati. Passa più di
un mese - la multa è già ascesa a un centinajo di mille lire. “Oh non fa niente!” dice il nostro ministro ad uno della
Società, come se si trattasse del suo. - E si trattava difatti perchè s'ebbe l'offa di 12.000 lire. - Così, la stessa società
piantò nella nostra zecca 24 presse, fruste e rifruste - mettendo nel contratto che a coniazione finita lo Stato dovea
rilevarle pel primitivo lor costo - 6000, mentre non ne valevano più che 2000. Poi il direttore della zecca, tanto per
gettar denaro, propose al ministro di cambiare la disposizione della sala di coniazione - da - a | sul che si spesero
900.000 lire, delle quali un terzo fu naturalmente rubato. - Infine si noti che 18 uffici della zecca sotto gli Austriaci
consumavano in carta di amministrazione dalle 600 alle 700 lire annue... Riuniti oggi in un ufficio solo ne richiedono
2000 - che sono sempre insufficienti.
595. L'affamato pittore Lazzari va sempre a trovare gli amici sulla fine del pranzo, e pulisce la tavola dalla
mollica di pane, vuota se può il mastelletto della senape e l'ampollino ecc. Lodiamo la sua delicatezza di non andarci in
principio.
596. I figli naturali, già sì maltrattati dai loro genitori, lo sono poi anche in ogni maniera dalla nostra società,
che dovrebbe invece avere per loro una speciale pietà - Domandate, per es. come sono accolte le loro domande dalle
Cause cosidette Pie.
597. La signora T. detta la Venere Cilappa, è una donna già sull'infrollire, e col viso tutto camolato (tanto che
mio fratello le suggerisce di tenersi in tasca dei mozziconi di zigaro) - ma che ancora si crede sul candelliere, e fa mille
attucci e mille complimenti - e dice, con una bocca che non è più bella, migliaja di trullerie. Per es. a mia madre, che era
venuta da lei per vedere le maschere... Che la guarda - dice - che son minga mi che l'ha invidata... l'è so fioeu... mi no
gh'entri - e poi, I alter ann derviva per i mascher tutt l'appartament... ma stann essend mort el me pover papà... una
finestra sola, e ghe foo nanca tirà via i contraveder - In seguito porgendo a mia madre un bicchiere di vermut: che la
beva pur adasi, gh'è minga premura... La voeur aqua calda...? la voeur inversass la pelizza...? Per mi, sura Pisani,
l'adori come el fumo negli occhi (Voleva dire, il lume degli occhi) ecc. ecc.
599. Poca es la lujuria de una ramera - quien siempre beve, jamas tiene sed - Ma mettel dent - diceva una
puttana al suo fottitore. - “Ma se l'è dent” - rispondeva questi. Ah sì? - faceva la puttana sorpresa, e riprendendosi -
Allora... oh che gust!
600. Più che comedia divina l'opera di Dante si potrebbe chiamare la Satira divina - Nella storia dell'umorismo
si possono citare i 4 sonetti satirici di Petrarca. “Fiamma dal ciel...” - “L'avara Babilonia...” - “Dell'empia
Babilonia...” - “Fontana di dolore...” -
605. Tal ride in vista, che s'asconde in core - Pianto infinito e spesso invidia s'have - Di tal ch'è dentro di
miseria pieno (Alemanni)... Mì sunt come el capnegher - Forsi el piang: el par allegher (Ventura) - Pars major lacrymis
ridet et intus habet (Martialis).
613. Il sermone I° di Zanoja al lettore si può CF. colla introduzione alla satira Ia di Persio. - Maraviglioso è il
Sermone 2° Sulle Pie disposiz. testamentarie.
629. La storia dei letterati è piena di contradizioni fra lo scrittore e l'uomo. - Rousseau, che invocava
l'educazione domestica pei figli, mandò i propri (naturali) a un ospedale di trovatelli - Bernardino S. Pierre, il tenero
scrittore del Paolo e Virginia, fu un cattivo soggetto - Sallustio e Seneca, che alzarono nelle loro opere altari alla
povertà - si dimostrarono nella vita avidi dei più infami lucri. - Molti scrissero cose oscene, e si mantennero castissimi -
Pagina lubrica est, vita proba - altri, al contrario. ‹Crede mihi, distant mores a carmine nostro. Vita verecunda est, Musa
jocosa mea (Ovidio).›
630. L'ammiraglio Colognò usava di tenere in bocca uno stuzzicadenti - Morto e imbalsamato, fu esposto collo
stuzzicadenti in bocca nella camera ardente.
631. Disraeli dice che i Romani bruciavano i libri Giudei, dei Cristiani e dei filosofi - i Giudei quelli dei
Cristiani e dei Pagani - i Cristiani quelli dei Pagani e dei Giudei.
632. Gregorio il Grande bruciò la biblioteca Palatina e bruciò Varrone per salvare S. Agostino dalla taccia di
plagiario - Leone Aretino tradusse Procopio, della guerra dei Goti, e lo publicò per suo, credendo che non ne esistesse
altro manoscritto.
633. Il De-officiis, si trovò in pescaria: parte della seconda decade di T. Livio in una sacchetta.
634. Quando il carnefice, mostrando la testa tagliata di Maria Stuarda, gridò: dio salvi la regina! - la testa gli
sfuggì dalla mano. Maria era grigia - e coperta di treccie finte.
635. La duchessa d'Orléans durante la sua vedovanza portava sotto i ginocchi lagrime e pensieri di perle -
Naturalmente per mostrare i segni del suo dolore, dovea mostrare le gambe.
636. Cicerone e Horace Walpole pensavano e correggevano i loro epistolari. - Così Plinio il giov.
637. Molti uomini d'ingegno non possono prodursi bene che per bocca d'altri. Corneille, corto per conto suo -
diventava sommo sulle labbra de' suoi personaggi.
638. A Roma si usò spesso, per economia, quando il Senato per es. ordinava che in ogni municipio si erigesse
una statua al tale o tal altro - di adoperarne una già scolpita, cambiandovi il nome sul plinto - oppure la testa sulle spalle.
- Si usarono pure per le statue delle imperatrici coquettes pettinature mobili di marmo, affine di tenerle sempre pettinate
all'ultima moda.
640. La ingegnosa oscurità - chiarezza non plebea (si parla di stile).
655. Alvigine (Aretino, Cortigiana Att. IV S. VIII) dando un appuntamento a Togna, intercala le sue parole
coll'Ave Maria e col Pater, affinché il marito non le rilevi - CF. il miserere di Carlo Porta.
657. S'impara spesso dai ricchi a fare il pitocco.
658. con mas tachas y alifafes - que el caballo de Gonela (Moratin) CF. frase simile in lingua milanese.
660. desmayar, svenire, l'antico it. dismagare - jayan, grosso uomo e robusto, giavan (milan.).
661. Passi umoristici nel don Quixote. Vol. I° p. 1, 4, 23, 24, 68.
662. Bizzarie. Un piccione si posa sulla calva testa di un dottore della Chiesa scolpita in sasso in un finestrone
del Duomo, poi vola via. Il dottore della chiesa alza la mano e si gratta la testa. -
663. Alle volte, coi libri di teologia e di filosofia, si fa una strenua fatica per capire che quanto si arriva a capire
non valeva la pena di esser capito.
665 a). Sont a ses atmosfer - diceva un macchinista per dire di esser alticcio - se desbuscionava el temporal (al
primo colpo di tuono) -
665 b). Date agli altri molta libertà, se volete averne.
666. Nelle sue lettere Metastasio parla sempre “degli acidi de' fiati e degli stiramenti di nervi che soffre il
povero autore etc.” - oppure dice “Sfido tutti ora che ho l'approvazione dell'illustre personaggio tal dei tali...” - e fa
pompa della più schifosa modestia, e beato di respirare in una atmosfera [parola indecifr.] di corte, non s'accorge delle
nuove idee preparatrici di nuovi tempi che si allargano viepiù pei paesi, se non per deriderle... Ciò in generale. In
particolare però non si potrebbe negare che talune delle sue lettere sono veramente belle, e utili alla scienza della
letteratura, e tali altre racchiudono pregevoli passi. - Bella è per es. la lettera CXI all'Algarotti (Ediz. di Mantova del
Pazzoni 1819 Vol. 17 a pag. 255) dove parla del far versi all'improvviso... “quell'inutile e meraviglioso mestiere” “il
poeta che elegge il soggetto ecc. cerca la veste per l'uomo - l'improvvisatore l'uomo per la veste”. Altra buona lettera è
la CXXXI (stessa edizione) al conte Bathiany sul metodo d'insegnare la lingua italiana all'arciduca Giuseppe - Altra
lettera importante per la storia della musica, la quale musica già tentava ai tempi di Metastasio di assoggettarsi la
gemella poesia, è la CCXXXXVI (vol. 18 stessa ed.) - Altra lettera sulla Musica antica e moderna - è la CCLXXXXIX -
667. Metastasio adula nelle sue lettere ai più vili poetici aborti.
675. Come Metastasio sentiva l'addensarsi del turbine politico che poi scoppiò nella grande rivoluzione
francese, vedilo p. es. nella lettera 279 (ediz. come sopra) al principe Chigi.
679, poneròs, malvagio - povero (milanese pover) misero qual filosofico rapporto!
680. Erodoto disse che quando la donna si spoglia della camicia si spoglia della vergogna - Presa l'Olanda -
facilmente vassi - alla conquista dei paesi bassi -
681 a). “Se un uomo... commette fallo con meretrice, non se ne sdegni la moglie nè si conturbi, pensando che
per ragione e reverenza non vuol far seco comune l'ebbrezza” (Plutarco vol. I 398). Scusa molto comoda per i signori
uomini! ‹(V. 577)›
685. Ci sono scrittori che sono magazzini, cave di pensieri, come per es. Plutarco - Montaigne - Richter.
687. etaìron, compagno, quasi éteron, altro. - lubrica testa (Ovidio) = slitta.
688. Gli artisti sono i mediatori tra la Scienza e l'ignoranza. Nur das Morgenthor des Schönen - drangst da in
der Erkenntniss Land.
689. Caetera fortunae, non mea turba fuit (Ovidio) - CF. Dante, Amico mio e non della fortuna.
690. Sed audaces cogimus esse metu (id) - CF. Dossi - temerari per la paura, nell'Alb. Pisani - ‹Dat vires
nimius terror (Statius) - Animam laqueo claudent, mortisque timorem morte fugant (Ovidio).›
691 b). Il falso amico è come l'ombra che ci segue finchè dura il sole.
693. Pangere osculum - fa di basitt s'ciasser (mil.)
694. ...non vitae gaudia quaero - nec fas; sed nato Manis perferre sub imos. (?) - Questo sed corrisponde al but
avversativo degli inglesi - e al ma (domà mil.) dantesco.
696. Ogni scrittore ha certe sue frasi, o parole cui ritorna sovente - e alle volte più spesso che non dovrebbe - p.
es. in Virgilio il litus è sempre accompagnato dal curvum, il nox dall'humida, la lux dall'alma ecc. Vedi per gli altri
scrittori qua e là in queste note sotto il tit. Ritornelli di frasi.
698. schoìnos, giunco - scoin (milanese) scopino - kóre, fanciulla, e pupilla dell'occhio, niña (spagn.) id.
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702. Il “tutta la notte per gli alloggiamenti - dei mal sicuri Saracini oppressi” ecc. ‹epis. di Medoro› di Ariosto
è tolto di peso da Stazio Theb. C. X.
707. Esempi dell'esagerazione di pensiero e di frasi che permeava nella letteratura latina ai tempi di Stazio -
(come nell'Italiana ai tempi Frugoniani ecc. - e nella francese ai tempi di Hugo) si possono trovare in moltissimi punti
della Tebaide - V. p. es. libro X V. 658 - libro XI V. 55 ecc. (descendit ab aere vulnus - ...fugit in vacuas jam spiritus
auras - jam gelida ora tacent, carmen tuba sola peregit.) -
710. Sulla fama che tardi segue i migliori (Seneca V. III. Lib. XI ep. Ia. Hodierno die non tantum ecc.).
714. Tale pescava. Pigliò un pesce persico. Lo diede al barcajolo, dicendo di gettarlo insieme agli altri - ma
altri non avea pigliati - e però il barcajolo lo gettò nel lago insieme agli altri.
715. querer (spagn.) amare, l'antico ital. cherere. - quaerere, cercare.
716. In mezzo a tanti belatori di rime amorose, e piangitori di puttanelle morte di sifilide, fa gioja trovare un
Celio Magno, veneto, che non arrossa di piangere in versi la morte di suo padre.
721. I secentisti fecero un gran bene alla italiana letteratura che minacciava di sfasciarsi per iterazione e
convenzionalismo.
722. Del cav. Marini è buono il sonetto che incomincia “Apre l'uomo infelice ecc.” specialmente nelle due
prime quartine. - Vincer non potea Roma altro che Roma (id.).
723. Fulvio Testi avea tanto ingegno da poter farsi uno stile a sè: seguì invece il comodo vezzo di rubacchiarlo
ad altrui “sotto pretesto della imitazione” (come dice S. Rosa) ‹quasi che si potesse lodare o biasimare cosa presente
con frase antica›. Donde le mille improprietà di frase, e le mille sciocchezze di pensiero, sparse a piene mani nelle sue
poesie. - Bel complimento per es. ch'egli fa al duca Alfonso, dicendogli ch'egli solo Amor non muove! - Ma è bella la
sua canzone che incomincia “poco spazio di terra ecc.”, bella l'altra del “ruscelletto orgoglioso ecc.” benché troppo
ripetuta la metafora che la comincia. - Bellissima la “non si veloce su le lubrich'onde ...” etc.
732. Nelle canzoni di Fulvio Testi mi par buono e imitabile il metro di strofa che risulta come segue. -
I° endecasillabo che rima col 6° verso. -
2° settenario
3° endecasillabo
4° "
5° settenario
6° endecasillabo
7° "
8° settenario
9° endecasillabo
10° "
" "5°"
" "4°"
" "3°"
" "2°"
" "I°"
" "8°"
" "7°"
" "10° "
" "9°"
733. Di Redi letterato, oltre il celebre Bacco in Toscana, sono pregevoli i sonetti, massime il “donne gentili,
devote d'amore” - “...santi costumi e per virtù baldanza - baldanza umile”.
734. Delle poesie italiane di Carlo Maria Maggi (l'alto poeta milanese) i pensieri sono assai buoni, ma la forma
fiacchissima. Anche Carlo Porta, che sta nella letteratura milanese a Maggi, come nella Musica Rossini sta a Mozart -
quando si volse dalla musa nostrana alla fina - perdette le ali.
735. Buono il sonetto di Lemene (il noto autore della “Sposa francesca” in lingua lodigiana) - che comincia
“Stravaganza di un sogno! ...”
736. È davvero stupendo il sonetto (d'altra parte già celebre) di Filicaja all'Italia - “deh fossi tu men bella o
almen più forte...” “del non tuo ferro cinta” -
737. asciutta neve, cipria (Magalotti). Magalotti, come Galileo, Redi, Marchetti, Mascheroni, Cocchi ed altri -
fu eccellente fisico e nel tempo stesso eccellente poeta.
738. Il carniere (Jagdtasche) in spagnolo si dice el morral - mentre in Lomellina si dice la moràl alla borsa per
la pescagione. - Nota la filosofia della parola lomellinese morale, adoperata in questo senso, quasi per fine dell'apologo
che avrebbe per titolo “esca ingannatrice” in cui i pesci fanno la parte dell'ingannato.
739. laudemium, da laudare che nel vecchio lat. significa permettere, accordare, collaudare - erlauben (ted.).
L'olio in spagn. si dice aceite, CF. il nostro aceto, vinagro. - kalt in tedesco vuol dire freddo, e in milanese al caldo si
dice appunto cald. ‹Il freddo lombardo è il caldo tedesco.›
740. Regola di vita - dimenticare il passato, non pensare al futuro, godere il presente.
741. L'architettura si può chiamare una musica muta o pietrificata.
745. La tradizione di Adamo e Eva trovasi tanto nel Veda che nella Bibbia colla differenza che nella Bibbia
Adamo pecca per Eva, e nel Veda Eva pecca per Adamo. Nel Veda c'è anche un Visnù che redime gli uomini, molto
somigliante al Gesù nostro.
749. aliis servis miser atque - duceris ut nervis alienis mobile lignum (Horatius). Il mobile lignum indica la
marionetta - la imaguncula, magatell (mil.).
750. Gelida cum perluor aqua per medium frigus (Horatius). Anche Antonio Musa medico di Augusto era
fautore dell'idropatia - e così un altro antico medico di Marsiglia, di nome, credo, Carino.
758. core (ingl.), gheriglio, quasi cuore, interiore - mil. cucurucu.
759. Sulle rose vedi passim i poeti greci. In part. Moore V. 2° (ediz. Tauchnitz) nota.
760. Il gran Milton è da leggersi la domenica, tra il profumo degli incensi, e le armonie dell'organo.
761. lucida Phocei - canities - Fecunda virorum paupertas - egestas ingeniosa - ‹CF. la bolletta la guzza el
talent, di Grossi› - Silva minax (dell'istrice) - la magnete che si ciba di ferro - i templi vestiti di vittoria - l'amo vestito di
cibo - mens ignara nocendi (Claudiano).
762. Tra le imprecazioni genovesi, si trova “che tu possa inghiottire un paraqua chiuso e cacarlo aperto - Che il
mare gonfi tanto da cacciare i pesci nel culo del padre eterno - Che possano cader dal cielo in una botte tutti i santi con
Gesù Cristo per tappo”.
765. La Fescennina I di Claudiano negli sponsali di Maria e Onorio contiene passi che assomigliano assai a
passi del coro di Manzoni intorno alla morente Edmengarda. - Molto bello, il carme dello stesso Claudiano a F. Mallio
Teodoro Cons. - Buonissimi i consigli ad Onorio nel de V consulatu. - Birbantissimi peraltro i versi contro Eutropio,
dove mercè il poeta - chi fa la peggior figura sono infine Onorio ed Arcadio, che aveano potuto sopportare, anzi onorare
per tanto tempo, l'ora caduto in disgrazia Eutropio.
772. Claudiano, deridendo il caduto Eutropio parla delle sue tineae - (tegna? mil.).
793. Di Franck medico, che impiegò tutti i suoi guadagnati averi per erigersi un monumento funebre colossale
‹(sul lago di Como)›, può dirsi che “restituì al cimitero quanto il cimitero gli diede”. -
802. She wept and kist her children twain - Said “bairns, we been but dead!” (Antica poesia inglese) - ‹Ecco il
sublime!›
807. mercante nel guadagnare, re nello spendere (Aretino) ‹- si può dire del Duca di Galliera e del Pr.
T orlonia.›
813. Goldoni fece una commediola per le marionette - Ercole fra i pigmei, i quali fuggivano a uno starnuto di
Ercole -
815. I cicisbei delle nostre ave, erano tre - quello d'onore - quello dei guanti e ventaglio - e il cicisbeo
sostanziale. - Il cicisbeo quando la dama andava in chiesa, sollevava la tenda, bagnava il dito nella pila dell'acqua santa,
e la dama si segnava e lo ringraziava con una piccola riverenza.
816. Perchè oggidì le declamazioni contro la tirannia, mosaici di frasi classiche, non fanno più nè caldo nè
freddo? Perchè la tirannia non c'è più.
818. La “Sofonisba” del Trissino pare scritta, non da un poeta, ma da un estensore di atti notarili.
822. La coscienza e la parola - fanno l'uomo re della terra.
823. charà, allegrezza, cara (milanese) nell'escl. oh cara! (oh gioja!) - dokeì moi, daucht mir, mi sembra -
flegma, infiammazione, (in it. flemma, l'opposto) - babàlion, cana Balia -.
824. kòrion, busecca - era un piatto assai gradito ai Greci fatto con le interiora e condito di latte e miele.
825. fìltra = amores - chi dice dunque filtri amatori, dice amori amatori.
828. CF. nuovo e uovo. - bàba, grido del bimbo, babbo - kòros, fanciullo, e fastidio.
842. Quarta quoque his igitur quaedam natura necesse est - Attribuatur (ea est omni nomine expers)... CF.
Gorini - dove parla del fluido histico.
843. Gorini dice che per conservare un cadavere, bisogna ucciderlo completamente. CF. Lucrezio. L. III, v. 715
e seg.
844. Democriti quod sancta viri sententia ponit - (id.) CF. Dante: Democrito che il mondo a caso pone.
849. Vedi mirabile descrizione della Venere fisica in Lucrezio Libro IV dal verso 1024 al 1281.
862. È buono l'epitalamio di Claudiano per Palladio e Celerina - Buona è anche l'introduzione del de raptu
Proserpinae. Annojano però le solite stereotipate descrizioni di ricami, in cui si trovano dipinti coll'ago, il solito caos
ecc. ecc.
864. Il prof. Nespoli di 5a ginnasio, dicea agli scolari ch'egli non voleva dar loro soltanto istruzione ma anche
educazione, e intanto si puliva il naso con un fazzolettone a colori, tutto tabaccoso, e vi guardava con attenzione il
moccio, e lo seguitava a piegare e spiegare sul tavolo della cattedra per tutta la lezione. - Il prof. Sacchi di matematica
(al liceo) sempre in ritardo di un buon quarto d'ora impiegava due altri quarti della sua ora a fare i preparativi per la
lezione, nettando la lavagna, aprendo i suoi scartafacci, temperando matite, tagliandosi le unghie ecc. ecc. cosichè non
gli restava perchè facesse il suo dovere che l'ultimo scarso quarto dell'ora. - Il Reale prof. dell'Università di Pavia, salito
in cattedra per supplire al Cantoni di fisica, in una lezione sul moto - s'impaperò talmente che dovette restare di botto,
esclamando: insomma, o signori, si persuadano che tutto è moto! - e siccome gli studenti si diedero a fischiare,
aggiunse: “scuseranno la mia limitata capacità, perchè sono padre di numerosa famiglia”.
868. Stazio e Dante offrono alcuni punti di contatto. Che Dante amasse Stazio, ne è prova lo averlo fatto
comparire nel Purgatorio. P. es. “Orribili favelle - Parole di dolore, accenti d'ira etc.” (Dante) CF. Stazio Thebaida C. II.
v. 50. - Il conte Ugolino che mangia il capo dell'arc. Ruggiero trova riscontro in Tideo che fa lo stesso con quello di
Menalippo (Theb. C. VIII in fine) - Il Capaneo poi della Tebaide può aver suggerito il Rodomonte all'Ariosto.
869. Sive laborantes concepto flamine terrae - Ventorum rabiem et clausum eiecere furorem (Stazio VII,
parlando dei terremoti). - La quale opinione era accreditatissima nell'antichità e fu riprodotta da Dante - caduta poi in
disuso, venne ora rimessa alla luce da Paolo Gorini.
871. Notabile in Stazio Theb. VIII dal verso 303 in av. l'inno alla Terra. CF. con Dossi, in Colonia felice. - Così
nelle “Silvae”, la descrizione del Sonno, mitissimo fra gli Dei.
878. Stazio, come ogni altro autore di una letteratura che giunta all'estrema maturanza sta per marcire -
abbonda di esagerazioni nell'espressione, p. es. Th., X. v. 145 - Tiene anche qualche frase che apparterebbe
all'umorismo p. es. L. V verso 430 Thebaid. - “et paulum respirat coelifer Atlas”.
883. pieno di mostri il cazzo.
886. latrans stomachus = inanis - vinum mutatum, che l'ha voltaa casacca (mil.) - beco, gallinacei rostrum,
becco.
896. sis per si vis, o sultis per si vultis, forma imperativa familiarissima a Plauto, che corrisponderebbe al modo
poli dei Francesi, s'il vous plait - Citus mutus (Plauto) - taci subito. CF. frase milanese.
903. Citare nella S. Um. i giochi di parole di Plauto - di Marziale etc. ‹- di Eschilo, sul nome di Elena e di
Sofocle, su quello di Ajace, di Shakespeare etc.›
904. Num deerit, Priamum qui defleat, Hectora narret; - Ludere, Musa, juvat: Musa severa, vale (Anth. lat.)
Traccie di umorismo nell'antichità si ravvisano specialmente in quelle scritture, che dicevano di non voler più cantare
primordia mundi - pugnas Panthasileae etc.
910. Giova dividere un libro a capitoli, perchè “intervalla viae fessis praestare videtur - qui notat inscriptus
milia crebra lapis” (Rutilius Namatianus).
917. Dei figli dei grandi uomini, V. Hist. Augusta in vita Severi V. I°, pag. 140 (Teubner).
921. skòmma - poene dixerim morsum figuratum, scocch (milanese) V. Macrobio L. VII. III dove parla anche
delle loidorìa, quibus nec vocabula Latina repperio etc. - Sunt alia scommata minus aspera quasi edentatae beluae
morsus.
923. uri Gallica vox et qua feri boves significantur. CF. il cantone d'Uri, svizzero, che porta per arme la testa di
un bue selvatico (id.).
924. Tale, uscendo dal Teatro della Scala dove era stato fischiato la prima volta il Lohengrin di Wagner, disse
che la miglior aria che avea sentito quella sera, era quella della strada.
927. baiòs, piccolo, basso - bajo (spagnolo).
930. Sit tibi terra levis mollique tegaris harena - ne tua non possint eruere ossa canes (Mart.) - Questa forma di
componimento la prima parte del quale prepara il lettore a credere una cosa, e la seconda gliene dice una affatto opposta
trova molti riscontri, anche nelle letterature odierne. CF. p. es. De profundis à l'usage de deux ou trois maris di
Béranger, e an elegy on the glory of her sex Mrs Mary Blaize di Goldsmith - pag. 224 ed. Tauchnitz.
931. Semper pauper eris, si pauper es, Aemiliane: - Dantur opes nulli nisi divitibus (Martialis) CF. Richter
“Lettera a Vogel” 1782: man muss nicht arm sein, wenn man reich werden will. Marziale è un trattato di scienza umana.
-
932. Lethum, mors apò tes léthes, hoc est ab oblivione dictum. Alii per antiphrasim dictum putant ab adiectivo
laetus, quod minime sit laetum, sed omnium rerum tristissimum. (!!) - (La stessa ragione per cui alcuni dottissimi
etimologisti fanno derivare lucus, bosco sacro, da lux,-cis - appunto per non potervi penetrare la luce!).
934. L'umorista è l'avvocato delle cosidette cause perse, che egli riesce ancora, taluna volta, a salvare.
L'umorista, in ogni fatto, cerca e trova il lato non conosciuto.
936. Deprendi veto te, Lesbia, non festui (Martialis) - È il si non castum, saltem cautum dei preti.
938. Il sonetto di Porta, che inaugura le sue poesie oscene “preet, tosann, vicc, bagaj, sant de mestee ecc.” par
tolto dagli epigrammi LXVIII e LXXXVI del libro III di Marziale.
946. Hostem cum fugerit, se Fannius ipse peremit - hic, rogo, non furor est ne moriare, mori? (id. L. II) - CF.
Dossi, A. Pisani “e per paura di morte morì” -.
952. Sexstiliane bibis quantum subsellia quinque - solus (id.). CF. il mil. ciôcch come la giustizia.
954. Sulla fama che tarda segue i migliori. Vedi Mart. (L. V. Ep. 10).
957. Victurus Genium debet habere liber (id.) - est sub alapa (Petronio), el va anmò alla scoeula del cardeghin
del boeucc (mil.).
958. Comune a tutti gli umoristi è l'odio contro i falsi dotti (V. pref. di Didimo Chierico al Viaggio
Sentimentale dello Sterne) e contro i camminatori per le vie trite. Marziale che ha la sua buona parte di umore - dà a
vedere quest'odio in parecchi de' suoi epigrammi - per es. nel 49 del libro IV “nescit crede mihi, quod sint epigrammata,
Flacce ecc.”. Da citarsi nella Stor. dell'Umorismo l'epig. 25 del libro VII di Marziale, “dulcia cum tantum ecc.” ‹V.
969.›
959. Non est paupertas, Nestor, habere nihil (Martialis). ‹CF. Cardano: Et desii pauper esse dum mihi nihil
relictum est.›
961. Tam mihi nigrescunt tonsa sudaria barba - et queritur labris puncta puella meis - (id.) - Cecilio, Atreo
delle cucurbite - O tunicata quies - inutilis uva Lyaeo, uva duracina (biciollana) pizzutella.
974. Clausa mihi texto cum prandia vimine mittis... (porta vivande in vimini) - torta meta, forma torta pei
pasticci (donde, torta?).
975. Di Marziale sono notevoli gli epigrammi - 14 e 55 del L. X - 14, 18, 19, 34, 35, 40, 93, 102 del L. XI. (Si
noti che il L. XI di Marziale è il più sconcio, ma è anche il migliore) - e gli epig. 12, 17, 39 del L. XII.
977. morosi amantes - fantastici amanti (Cicerone) - i nostri moros. - domum, home - Intyba, indivia -
cichoreum.
978. Scelus est pietas in conjuge Tereo (Ovidio). CF. Dante “quì vive la pietà quando è ben morta” - Faedaque
fit volucris venturi nuntia luctus. CF. Dante, con tristo annunzio di futuro danno - Si gratia, dixit, ulla mea est ecc. CF.
Dante ...ho io grazia appo di te ecc. - Satis ad fata vel unum - vulnus erat. CF. Dante sol uno - Deme meis annos et
demptos adde parenti (Ovidio) - pensiero ripetutissimo tra gli scrittori antichi e moderni. CF. p. es. Lamb ne' suoi
Sketches. - Non sum qui fueram. CF. Foscolo ‹sonetto, “non son chi fui, perì di noi gran parte” - Sonetto, che come le
altre cose di Ugo è tutto un mosaico di frasi tolte dagli antichi›.
979. Et satis a media sit tibi plebe legi (Ov.) - il mezzo ceto, la borghesia. - cappa del camino, da kapnòs fumo?
- patres et medium vulgus (L. VII. v. 432).
981. Ovidio è uno dei soliti pozzi a cui molti autori sono andati a cavare il loro ingegno, e la loro fama. Ariosto
ad es. tolse da lui la descrizione della tempesta e della casa del sonno (L. XI v. 592 e seg. Metam.) - Dante quella della
foresta, che sanguina e parla ecc.
982. La lingua latina era poco pieghevole all'umorismo. Poichè anticamente mancava la borghesia, che oggidì
è tutto, e di cui l'umorismo è la letteratura. Ovidio sfiora qua e là i nuovi tempi, ma la maestà romana gli è sempre
d'impedimento. Il paludamento Romano gli va sempre tra i piedi. Era esso un vestito che non faceva bella figura se non
negli affari di Stato e di alta Poesia - Gittato via, si rimaneva alla plebea tunica - Plauto è meno umoristico che comico -
e il comico è plebe. - Fra i passi di Ovidio (Metamorfosi) citabili per ironia umoristica sono p. es. i seguenti: L. II v.
235... 254... 366... 544... - L. III 587... - L. IV... 187 - L. IX 692 - L. XIV 679. - L. XV. 139, 760. - In Ovidio si
trovano maravigliosi brani, che hanno aperto la via al romanzo, e ne sono già sommi esempi per la condotta degli affetti
e del dialogo. V. p. es. le storie di Bibli e Cauno (L. IX) e di Mirra e Cinira. - La chiave delle Metamorfosi si trova nel
L. XV - nella parlata di Pitagora - Altri esempi poi di finissima ironia e di umorismo li danno l'Ars amandi, e il
remedium amoris. - Nella descrizione della peste (Metamorfosi) si ravvisano molti punti di contatto fra quella di Ovidio
e quella di Lucrezio - che stanno tra loro appressapoco come quelli del Ripamonti - Fiamma e del Manzoni. Nojose
peraltro le solite prolisse descrizioni delle Pugne tra i centauri e Teseo (Metam. L. XII).
986. Ars adeo latet arte sua (Ov.) - L'arte che tutto fa, nulla si scopre (Dante).
987. nec conjugis usquam - busta meae videam, nec sim tumulatus ab illa (Ov.) - CF. Pozzone, parlando a sua
madre “O un dì medesmo una medesma squilla - passati insiem ci pianga”.
992. Utque ego majores sic me coluere minores (Ov.). CF. qui coluere, coluntur (id.). La coscienza del proprio
merito è comune ai grandi scrittori, e anche a quelli che meglio sapevano velar di modestia il proprio orgoglio come
Manzoni. Dante è pieno di sè - Ovidio termina le sue metamorfosi, dicendo “quaque patet domitis Romana potentia
terris - ore legar populi, perque omnia saecula fama, - si quid habent veri vatum praesagia, vivam” - Così Camoens
(benchè poeta di 2° ordine) - ecc. ecc. così lo stesso Manzoni “e sciolgo all'urne un cantico - che forse non morrà”.
1005. Quod tu cum olfacies, deos rogabit - totum ut te faciant, Fabulle, nasum - CF. Porta “Che per usmaj se
vorev vess tutt nas (nel miracol)”.
1007. Ut flos in septis secretus nascitur hortis ecc. Catullo L. II Carmen nuptiale. CF. Ariosto “La giovinetta è
simile alla rosa ecc.” - Jacques de Gohorry dans le livre d'amour - Ovidio Metam. L. III ecc. ecc.
1008. ebriosa acina (Cat.) - hesternus dies, yesterday - cerasus, scires (mil.) - mea Pila est (Plauto), ho la palla
in mano.
1009. Vive diu mihi, dulcis anus, proprios ego tecum - sit modo fas, annos contribuisse velim (Tib.) - CF. Lamb
(Sketches), che voleva unire gli anni ancora a lui destinati con quelli di Bridget per ripartirseli tra loro egualmente.
1018. victricesque moras Fabii (Propertius) - hic nulla puella, il n'y a plus d'enfant - pallium tuum, paltò -
1028. Multas per gentes et multa per aequora vectus ecc. (Cat. Inferiae ad fratris tumulum) CF. Foscolo,
sonetto in morte del fratello “un dì s'io non andrò sempre fuggendo” ecc.
1029. fu buono senza bontà, coraggioso senza coraggio.
1037. ferroque faces inspicat acuto - frase di Virgilio - potrebbe esprimere solennemente il modestissimo
lavoro di chi aguzza i legnetti pei zolfanelli. -
1039. Potniades, cavalli di Potnia, poney? - mo, per ora dal latino modo.
1040. tibi ducitur uxor - sparge, marite, nuces (Virg.?) - CF. nuces e nozze - pan e nos mangià de spos (mil.) -
La noce emblema, dicono, della copula stendendo il guscio il velo sull'interno mistero. Io troverei invece questo
emblema nella necessità di rompere il guscio per arrivare al dolce frutto.
1041. nec nautica pinus - mutabit merces; omnis feret omnia tellus (Virg.) - Bell'età davvero! e si osa sperarla!
1043. Moltissimi versi di Virgilio hanno la capacità di essere applicabili alle più disparate materie. Qui legitis
flores et humi nascentia fraga - frigidus, o pueri, fugite hinc, latet anguis in herba, potrebbe servire di motto a qualche
libro, dove con tutte le lusinghe dell'Arte, si trattano argomenti insidiosi alla castità ecc.; l'Ite domum pasti, si quis
pudor, ite juvenci - sarebbe ben detto da un re che sciogliesse una camera di deputati vendicoscienza - per es. la nostra.
1044. Pallentes violas et summa papavera carpens - (id.) ‹ CF. Manzoni, il pallor della viola.› - Ducere in
longum, tirà in longh.
1045. malo me Galathea petit - C'è chi traduce “mi tirò un pomo per farmi accorgere di lei”. Una simile frase in
Teocrito e Aristofane vuol dire eccitare all'amore - Ne sarebbe anche un esempio la leggenda biblica del pomo di Eva?
1056. descendunt statuae restemque sequuntur; - ipsas deinde rotas bigarum inpacta securis - caedit, et
immeritis franguntur crura caballis: - jam strident ignes, jam follibus atque caminis - ardet adoratum populo caput, et
crepat ingens - Sejanus; deinde ex facie toto orbe secunda - fiunt urceoli, pelves, sartago, matellae - (Giovenale). ‹Il
sudate o fuochi a preparar metalli fu ispirato all'Achillini da una scorretta edizione di Giovenale.›
1066 b). gaudent... garruli secura narrare pericula nautae (id.) e per converso - Dante, “non vi ha maggior
dolore, che ricordarsi del tempo felice - nella miseria” ‹Il rovesciare l'idea altrui è già plagio.›
1068. Si ravvisano molti punti di contatto fra Giovenale e Zanoja -
1069. ubicumque sanguis est, ibi est anima et operatur - Questa opinione è antichissima - ed ha un gran lato di
verità. Si possono istituire paragoni tra il sangue animale, vegetale e minerale (Vedi fisiologia plutonica di P. Gorini,
Origine dei Vulcani).
1071 - A proposito dei pedanti che trovarono da dire su Manzoni che aveva usato nei suoi “Promessi” lo per
ciò - V. Dante Purg. XI v. 141... Faranno sì che tu potrai chiosarlo cioè chiosare ciò. - La pedanteria è figlia
dell'ignoranza.